Giacomo Poretti: il primo ricordo. «Forse quella cosa lì, la vita, non doveva essere poi così male…» – Diario

…Molti sostengono che si inizia a pensare dopo qualche anno, ma non è vero: io, dalla paura, ho iniziato subito, e mi sono accorto che i pensieri venivano da soli, senza che io li chiamassi alla forma o ne ordinassi con volontà una direzione piuttosto che un’altra. No, venivano da sé, io potevo solo registrare il loro formarsi e il loro turbinare: «La vita, chissà perché c’è? E invece, piuttosto che esserci, perché non c’è niente? Perché c’è qualcosa e non il vuoto, il nulla?».

Me le sono sempre sentite addosso queste domande, fin dal primo momento che l’aria è potuta entrarmi dalla bocca, fin da quando ho aperto gli occhi, insomma. Avrei voluto rivolgere quei perché a mia madre, alle nonne, poi al medico in ospedale: «Perché? Ehi, ascoltatemi! Cos’è questa roba? Perché c’è la vita, perché? Ehi, dottore, dico a lei, perché?…».

Ma erano tutti indaffarati a farmi piangere, più piangevo e più erano contenti, e io li accontentavo, cercavo i loro occhi e avrei voluto parlare, ma ho scoperto, dopo, che sarebbe passato almeno un anno prima di poter sbiascicare soltanto qualche monosillabo. Eppure li guardavo negli occhi e mi sorridevano contenti, ma nessuno intuiva l’inquietudine che avevo dentro il cuore, la mamma era così felice che io piangessi che si sciolse in lacrime anche lei, e così ho pensato che forse quella cosa lì, la vita, non doveva essere poi così male…

 

tratto da gliscritti.it