L’ACQUA, che è segno battesimale, è diventata nel Mediterraneo il luogo della morte di 20.000 persone negli ultimi vent’anni. La tragedia più impressionante è avvenuta nell’ottobre 2013, al largo di Lampedusa, dove sono morte oltre 400 persone: una tragedia vergognosa. Sono volti e storie di sofferenza e morte, che riguardano soprattutto giovani, donne e bambini e che Papa Francesco ha voluto ricordare nel suo storico viaggio a Lampedusa. Nel primo viaggio del Pontificato nell’isola ha richiamato con forza a vincere l’indifferenza di fronte al cammino di tante persone costrette a partire per ragioni economiche, per guerre, persecuzioni politiche e religiose, disastri ambientali. Quest’anno il Papa ricorda nel Messaggio per la 100a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato questi due volti della mobilità – i migranti e i rifugiati – per invitare a vedere in essi Gesù Cristo, “la sua carne”, e a costruire un mondo migliore non indipendentemente da loro, ma valorizzando la loro storia, la loro sofferenza, le loro culture ed esperienze religiose. Un mondo migliore non può nascere sulle discriminazioni e sui pregiudizi, ma solo nell’accoglienza e nella solidarietà, sentendoci “tutti responsabili di tutti”, specialmente dei più poveri. L’accoglienza è un segno del cammino nella nuova evangelizzazione, ma anche una qualità nella crescita democratica del nostro Paese, dell’Europa e del mondo.
Mons. Giancarlo Perego Direttore generale Migrantes
* Per informazioni: Fondazione Migrantes, Via Aurelia, 796 00165 Roma. Tel. 06.66179030. www.migrantes.it
Nell’immagine: Papa Francesco a Lampedusa in visita ai migranti (8 luglio 2013). Foto ANSA / OSSERVATORE ROMANO
Tratto dal foglietto “La Domenica” del 19 gennaio 2014