È già un merito non comune di questo sacerdote essersi impegnato in una realtà estremamente fragile e arretrata come la Calabria della prima metà del novecento cogliendo lo spirito della Rerum Novarum (1891) di Leone XIII, l’atto di nascita della dottrina sociale della Chiesa cattolica. Tanto più se si tiene conto che in Calabria non si trattava di operai, ma in prevalenza di contadini ridotti allo stato di “anime morte”. Questo merito fece di don Carlo (Morano Calabro 1871 – 1958) non solo un difensore dei deboli, ma un consapevole e carismatico organizzatore di azioni per la difesa concreta dei loro interessi. E tutto ciò con l’amore sacerdotale che ne elevò l’anima a livelli di santità.