PROCLAMANDO nella liturgia festiva il Gloria a Dio, l’assemblea rende lode alla SS.ma Trinità attraverso una serie di testi della sacra Scrittura. L’esordio è tratto dal canto natalizio degli angeli ai pastori che vegliavano il gregge: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2,14). La «pace sulla terra» si coniuga con la dinamica del Regno messianico (Lc 19,38), preannunciato dai profeti (Is 9,5-7; Mi 5,4). Segue una serie di verbi che hanno come soggetto la comunità che loda, benedice, adora, glorifica e rende grazie al Signore Dio, «Re del cielo» e «Padre onnipotente ». La regalità celeste richiama la confessione di fede di Tobia (Tb 1,1; 13,9) e di Daniele (Dn 4,34). Dopo aver lodato il Padre (Cfr Mt 11,25-27), si passa a contemplare il Figlio “unigenito” (Cfr Gv 3,16). La presentazione del Cristo salvatore è caratterizzata da un vocabolario giovanneo: egli è l’unigenito (Gv 1,14.18; 1Gv 4,9) ed è designato dal Battista come «l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo » (Gv 1,29.36). In rapida successione si allude al mistero pasquale di Gesù e alla sua ascensione alla destra del Padre (Mc 16,19; Cfr Salmo 110,1). L’inno del “Gloria a Dio” termina con la dossologia trinitaria, nella quale si uniscono il Figlio e lo Spirito Santo alla gloria del Padre, compimento della storia e sorgente della vita senza fine (Ap 15,4; Atti 7,48; Cfr Is 66,1-2). Il “Gloria a Dio” è davvero un canto da meditare e da vivere.

Nell’immagine: “Santissima Trinità”, illustrazione di Simona Aiolfi 2014.

A cura di Giuseppe De Virgilio, biblista

Tratto dal foglietto “La Domenica” del 31 agosto 2014