Dopo aver presentato nel 1° capitolo l’esperienza della fede nella Sacra Scrittura, in questa parte della lettera (2° capitolo) il Papa affronta la questione forse più delicata e difficile, specialmente per il nostro tempo: quella della corretta relazione, peraltro necessaria ed ineludibile, tra fede e verità. Infatti se da un lato «l’uomo ha bisogno di verità, perché senza di essa non si sostiene, non va avanti, la fede senza verità non salva, non rende sicuri i nostri passi. Resta una bella fiaba, la proiezione dei nostri desideri di felicità, oppure si riduce a un bel sentimento » (n. 24). Perciò «richiamare la connessione della fede con la verità è oggi più che mai necessario, proprio per la crisi che viviamo» (n. 25). Il Papa denuncia il rischio del relativismo, se non si supera lo scoglio della separazione o addirittura l’opposizione tra fede e ragione ed offre la soluzione col proporre un legame che sciolga il dilemma, citando Paolo quando afferma che «con il cuore si crede» (Rm 10,10) e cioè che la fede e la ragione hanno bisogno ambedue dell’amore vero, il solo capace di comporre in armonia fede e verità, come ampiamente risulta chiaro dalla storia biblica: «il Dio vero è il Dio fedele» (n. 28). Di qui l’esigenza di un fecondo e continuo dialogo tra fede e ragione, affinché si rafforzino a vicenda, invece di contrapporsi. «Il credente non è arrogante. Lungi dall’irrigidirci, la sicurezza della fede ci mette in cammino e rende possibile la testimonianza ed il dialogo con tutti» (n. 34).

+ Sebastiano Dho

Nell’immagine: Cristo, di Claudio Pastro. Manaus, Amazzonia.

Tratto dal foglietto “La Domenica” del 2 marzo 2014