Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano i malati e gli indemoniati.

«IL nostro tempo ha voluto scorgere in Gesù il grande riformatore sociale, che vede le miserie e le sofferenze degli uomini e cerca di alleviarle. È vero, ma non è tutto» (Romano Guardini, grande teologo, Verona 1885 – Monaco di Baviera 1968). Infatti, Gesù nel Vangelo odierno si mostra certo come colui che si fa carico delle sofferenze e delle infermità umane e si impegna per alleviarle, ma rifiuta di essere solo un taumaturgo: la sua azione è volta all’incontro dell’uomo con Dio. Il miracolo, nella sua ottica, ha un significato autentico solo se suscita e promuove la fede di quanti ne fanno esperienza, senza spettacolarizzazioni, cui Gesù Cristo si sottrae sempre. Attraverso il recupero della salute, Gesù desidera fare in modo che l’uomo si apra a un rinnovato incontro con Dio e con la sua Parola, che lo spinga a una convinta testimonianza (II Lettura), perché la vita non sia sentita come una delusione, un soffio che passa fra duro lavoro e illusioni mai appagate (I Lettura), ma abbia sempre speranza.

Tiberio Cantaboni

Tratto dal foglietto della domenica dell’8 febbraio 2015