LA CROCE di Cristo provoca riflessioni profonde in ambito religioso e laico. Il significato che viene attribuito a questo strumento di tortura è sofferenza e prova. Oggi la liturgia ci aiuta a comprendere il senso cristiano della croce: non si può parlare del patibolo senza l’uomo che fu appeso ad esso. A quale obbedienza si sottopose Gesù Cristo? L’obbedienza di cui san Paolo ci parla è il progetto d’amore che ebbero il Padre e il Figlio per l’umanità. La misericordia divina era preannunciata al popolo eletto, il quale, nonostante le disobbedienze, beneficiò del perdono, per cui quanti erano stati morsi, potevano guardare il serpente innalzato, e a motivo della sua Parola guarivano. E il salmista riconosce che il Signore perdona la colpa. Questa pazienza divina conferma ciò che rivela Gesù Cristo: «Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui». Guardando alla croce, possiamo riconoscere che, dinanzi a Gesù, ogni ginocchio può piegarsi non per la paura del giudizio, ma per la meraviglia dell’amore.

Tratto dal foglietto “La Domenica” del 14 settembre 2014