Sono gli stessi bambini ad avere bisogno di Dio. Sono loro a domandarci della fede, perché l’esigenza di Dio nasce dal loro cuore e non è un’imposizione. Fra breve domanderanno: «Dove ero io prima di nascere?», «Il mondo si è fatto da solo o qualcuno lo ha fatto?», «Come mai sono qui e non sono nato in un altro posto?», «Dove è ora la nonna che è morta?», «Anche io morirò? E tu papà quando morirai potrai starmi sempre vicino?», «A te piace la vita?». I bambini ci obbligano a prendere sul serio le domande che noi stessi abbiamo talvolta dimenticato! L’esigenza in loro di Dio è evidente anche dalla loro preghiera. Quando avranno imparato a parlare, pregheranno Dio per noi genitori, perché sapranno almeno intuitivamente che anche noi grandi abbiamo bisogno che Dio ci stia vicino! I bambini hanno bisogno anche di imparare ad affrontare il male. Certamente essi conoscono innanzitutto lo stupore per ciò che è bello, ma anche la paura per ciò che spezza la speranza. Ed è sciocco nascondere loro il male: essi già ne conoscono l’esistenza! I bambini hanno invece bisogno di capire che Dio è più forte del male: è questo che li aiuterà a vincere la paura. Come ha scritto il G.K. Chesterton, «I bambini sanno benissimo che i draghi esistono. I racconti degli adulti debbono insegnare ai piccoli che esiste San Giorgio che può sconfiggere il drago»! Per questo trascurare di dare una formazione cristiana ai bambini vuol dire condannarli a crescere in maniera atrofizzata.

(tratto dalla I lettera ai genitori della Diocesi di Roma – Pastorale post-battesimale)