INTERVISTA. Il connubio fra scienza e ateismo oggi ha sconvolto la percezione stessa della nostra umanità. Parla il filosofo Roger Scruton

«Perduto l’uomo, ora non troviamo Dio»

DI LORENZO FAZZINI

(tratto dal quotidiano Avvenire)

 

Roger Scruton è considerato uno dei pensatori più bril­lanti e influenti del panora­ma filosofico contemporaneo. A­scrivibile al campo ‘conservato­re’, poiché negli anni Settanta-Ot­tanta era forte il suo impegno anti comunista a favore della ‘dissi­denza’ Oltre cortina, l’intellettuale inglese (docente all’Università di St. Andrews e visiting professor in diversi centri di ricerca, tra cui la Blackfriars Hall dei domenicani di Oxford) si mostra in una dimen­sione insospettabilmente moder­na nel suo ultimo libro, Il volto di Dio ( Vita & Pensiero, pagine 172, euro 18). In esso si analizza la ra­gione ultima della sparizione dell’Altissimo dal dibattito e dalla percezione pubblica contempora­nea: l’oggettivizzazione del mon­do (dall’io si è passati alla centra­lità delle neuroscienze, dal rispet­to del paesaggio alla sua cosifica­zione, dalla custodia della terra al­la sua deturpazione) ha come con­seguenza l’annullamento della fi­gura di Dio. «Nella cultura attuale, Dio è considerato dalla maggio­ranza un segno di immaturità e­motiva e intellettuale. Una delle mie preoccupazioni è valutare le implicazioni dell’ateismo cre­scente che ci circonda», an­nota il filosofo britannico.

E le implicazioni risulta­no ascrivibili ad un passaggio fondamen­tale: «Come lo sposo o la sposa nel sacra­mento del matri­monio, Dio è inelu­dibile, o eludibile solo creando una voragine, un abisso spalancato davanti a noi quando stra­volgiamo non solo il volto dell’uomo ma il volto del mondo».

Esempio di questo stravolgimento sia esi­stenziale che concettuale, argo­menta Scruton, è appunto il pri­mato che oggi la scienza rivendica nella conoscenza dell’uomo, in al­tre parole la questione delle neu­roscienze: «Ho assunto il termine di ‘neurofilosofia’ dalla studiosa Patricia Churchland, che sostiene come le neuroscienze ora devono rimpiazzare la filosofia come la ve­ra capacità di spiegare la mente u­mana. Mi permetto di criticare questa posizione perché essa defi­nisce un progetto che può essere realizzato solo ignorando o distor­cendo con forza ciò che è mag­giormente importante nella nostra esperienza, ovvero il fatto profon­do, ma altrettanto chiaro, della no­stra autocoscienza». In fin dei con­ti, è proprio lo smarrimento del­l’autentico senso dell’’io’ umano il quid che segna l’allontanamento del pensiero contemporaneo dalla ricerca e dell’incontro con l’Altissi­mo: «Nessun tentativo di rintrac­ciare il soggetto nel mondo degli oggetti potrà mai avere successo.

[…] Finiremo col descrivere un mondo in cui l’agire u­mano, l’intenzione, la libertà e le emozioni sono stati spazzati via; insomma, un mondo senza volto». «Sono una persona moderna e perciò mi approccio alla questione di Dio, alla sua natura e al proble­ma della sua esistenza da una pro­spettiva umana piuttosto che divi­na – spiega Scruton ad Avvenire –.

Voglio scoprire i pensieri, le emo­zioni, i bisogni che sottostanno all’urgenza religiosa e mo­strare il posto indi­spensabile delle idee religiose nella inte­razioni che ogni giorno noi abbia­mo con le altre persone». Ad e­sempio, quando deve trovare una traccia divina nel nostro mondo secolarizzato, il razionale Scruton si trova d’accordo con la visione teologica di Karl Rahner, il quale scriveva di quei «cristiani anoni­mi », che senza saperlo vivono nel­la propria carne la pratica cristia­na della Resurrezione mediante la virtù della carità. «Concordo an­ch’io con l’affermazione di Rahner e infatti questa è la conclusione del mio libro – afferma –. Dio si fa conoscere nei nostri atti di carità e quando un essere umano sacrifica se stesso per il bene di un altro op­pure senza pensare al proprio gua­dagno personale». Infatti, nelle ul­time righe del testo si legge: «Cos’è e dove si trova il volto di Dio per chi crede nella sua presenza reale tra noi? La risposta è che incon­triamo questa presenza dovunque, in chiunque soffre e rinuncia per il bene dell’altro. Quando qualcuno arriva al sacrificio, rinunciando a ciò che gli è più prezioso, perfino alla vita, per il bene di un altro, lì incontriamo il dono supremo. In simili atti l’io si mostra completa­mente; e avviene una rivelazione». Ma è proprio l’ipertrofia dell’io nel mondo attuale, la sua cosificazio­ne e insieme ipercostruzione egoi­stica, che rendono Dio un’ipotesi inutile, apparentemente, secondo l’intellighenzia di oggi. Dice Scru­ton: «La cultura consumistica è u­na cultura senza sacrifici; il diver­timento riadattato come oggetto dei nostri desideri ha perso il suo significato di dono. Lo stravolgi­mento dell’eros e la scomparsa dei riti di passaggio cancellano l’anti­ca concezione della vita umana come avventura in seno alla co­munità e offerta agli altri. E’ inevi­tabile, pertanto, che le manifesta­zioni di ‘timore sacro’ siano tra noi una rarità. E’ certamente que­sto, e non gli argomenti degli atei, a causare il declino della religio­ne ». Paradossalmente è anche dai ‘nemici’ (filosofici) che l’autore inglese trae e conferma nuova lin­fa per la sua indagine su Dio: «So­stenendo che non c’è risposta alla domanda ‘perché esisto?’, Sartre apre la porta al pensiero che la no­stra esistenza sia una specie di as­surdità, e da lì è breve il cammino che porta alla conclusione esisten­zialista: che c’è un motivo della nostra esistenza ma sta a noi, e a noi soltanto, fornirlo. La risposta esistenzialista rinforza dunque la domanda, che si impone nelle no­stre vite un giorno dopo l’altro». E dunque, il problema resta Dio: «Il nostro mondo conteneva molte aperture al tra­scendente, che sono state ostruite dal ciarpame. Alcuni diranno che non importa, che l’u­manità ne ha ab­bastanza dei mi­steri religiosi e dei loro ben noti peri­coli. Ma credo che a nessuno piaccia il risultato. L’uomo postmoderno ne­gherà che il suo di­sagio abbia un si­gnificato religioso.

Ma penso che egli sia in errore».

Tratto dal quotidiano “Avvenire”